Itinerari turistici: Dalla Chiesa di S. Lucia alla Chiesa di S. Maria Maggiore
Dalla Chiesa di S. Lucia …
La chiesa di S. Lucia nella facies attuale testimonia l’importante fase costruttiva avvenuta per opera delle maestranze cistercensi in Ferentino nel secolo XIII, come suggerisce la struttura e l’arredo architettonico della chiesa. Fu edificata nella zona limitrofa al teatro romano e in un’area forse pertinente ad antiche strutture termali o sui resti della domus di Flavia Domitilla. L’edificio è di piccole dimensioni e gode di un’ottima acustica; ha due navate separate da robusti pilastri a sezione quadrangolare, che nella forma e nelle decorazioni rivelano chiari influssi cistercensi, in particolare desunti da prototipi dell’abbazia di Valvisciolo.jpg)
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Ferentino, Chiesa di S. Lucia, interno, navata maggiore con abside
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Ferentino, Chiesa di S. Lucia, interno, navata di destra (foto Claudio da Viterbo 2023)
Sulla parete laterale sinistra della navata centrale sono presenti resti di affreschi duecenteschi e, inserito in una cornice rettangolare in stucco, un affresco settecentesco raffigurante la Vergine in trono col Bambino in braccio, venerata da S. Biagio (a sinistra) e S. Ambrogio martire patrono di Ferentino (a destra)
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Ferentino, Chiesa di S. Lucia, interno, Affreschi di età medievale (particolari) (foto di Leda Virgili)
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Ferentino, Chiesa di S. Lucia, interno, parete sinistra, veduta d’insieme (foto Claudio da Viterbo, 2023)
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Ferentino, Chiesa di S. Lucia, affresco absidale Opera di Federico da Licata, raffigurante il martirio di S. Lucia di Siracusa (fine XVI sec.) Da ricordare la presenza di una cripta absidata con resti di una statua romana mutila, che la tradizione riferisce a S. Biagio.
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Chiesa di S. Lucia, cripta (foto di Pietro Scerrato)
La foto, databile anteriormente al 1927, mostra la navata della chiesa in stato di rovina: il tetto è crollato e nella sua corsa verso il pavimento ha portato con se una parte della volta in canne riempiendo di macerie il presbiterio. La volta fu ricostruita per poi essere definitivamente demolita nel 1967 ed oggi l'intonaco sopravvissuto racconta silenziosamente questa storia. (Jacopo Capparella, 14 marzo 2017)
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Deplorevole abbandono in cui versava la chiesa di S. Lucia nel XX secolo
Il Teatro Romano di Ferentino
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Pianta di Ferentino In basso a sinistra rilevata in grassetto l’area del teatro romano antico
Alfonso Bàrtoli fu lo scopritore del Teatro Romano di Ferentino, armonica costruzione del II secolo d. C. che sfrutta il declivio della collina. Nell’area prossima all’orchestra le gradinate della cavea sono scavate direttamente nella roccia; mentre nell’area soprastante alle gradinate romane superstiti sono venute alla luce poderose strutture laterizie fondamenta della struttura teatrale in muratura. Come attestò Titìnio, commediografo latino del II sec. a.C., contemporaneo di Plauto, “Ferentinàtis pòpulus res graecas studet (in Psaltria seu Ferentinas): i cittadini di Ferentino amavano vivere “alla greca”; infatti, in età romana, praticavano l’arte, gli spettacoli, le terme; vivevano nelle mollezze del lusso. Nel Teatro Romano la tradizione riconosce il luogo dove il centurione Ambrogio fu condannato a morte perché non rinnegò la fede cristiana. Il racconto devozionale, la Passione di S. Ambrogio, che risale alla fine del VII sec. d. C., individua altri luoghi del martirio di Ambrogio: Porta Sanguinaria, da dove uscì in catene per recarsi sul luogo del supplizio; la località Monticchio dove venne decapitato, convertendo alla sua fede ben quattordici Ferentinati, che assistettero al martirio e morirono insieme a lui.
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Teatro Romano di Ferentino, Pianta da Quilici Gigli (ricostruzione 1994)
Venuto a Ferentino nel 1920 a studiare i monumenti e le epigrafi latine della città, Alfonso Bartoli fu consigliato da mons. Giuseppe Casali a visitare l’orto dei Signori De Andreis, “che sta sul declivio che dalla Via Consolare digrada verso la Porta Sanguinaria e le mura della città”. Camminando nel loro giardino insieme con mons. Casali, Bartoli fu attratto dal muro curvilineo, ricoperto dalla vegetazione spontanea, e dalle case, delimitanti il lato orientale dell’ampio giardino. L’ingegnere ferentinate Igino De Sanctis fece il rilievo del sito, dal quale risultò che le tracce del muro in curva e il profilo delle case, poste nel lato est del giardino, formavano un semicerchio riconducibile alla pianta di un teatro romano.
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Teatro Romano, resti riportati alla luce negli anni ‘80-’90 del secolo scorso (foto di Biancamaria Valeri)
Teatro Romano, resti riportati alla luce negli anni ‘80-’90 del secolo scorso (foto di Pietro Scerrato)
… alla Chiesa di S. Maria Maggiore
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L’attuale S. Maria Maggiore, in stile gotico-cistercense, è dedicata alla Madonna Assunta, è a tre navate che suggeriscono la presenza di un transetto e di tre “absidi” rettilinee, mentre la chiesa ha una pianta perfettamente rettangolare. Sul transetto si alza il tiburio ottagonale del campanile, incompiuto; infatti manca la guglia. Nella facciata si aprono tre rosoni, di cui il centrale elegante e arioso nella sua struttura geometrica esprime la metafora della Rosa dei Beati (il Paradiso).
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Secondo la tradizione le testine decorative della lunetta, posta sulla porta di sinistra, vengono identificate in Federico di Svevia e sua madre Costanza d’Altavilla.
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Ferentino, Chiesa di Santa Maria Maggiore, facciata decorazioni dell’archivolto soprastante la porta laterale sinistra (XIII secolo) (foto ICCD
Si entra in chiesa attraverso la porta maggiore finemente decorata da un prezioso protiro con eleganti colonnine, sormontato da un attico decorato con cinque formelle con i simboli degli Evangelisti e con al centro l’agnello crucifero (Cristo). Le colonnine del pròtiro appoggiano direttamente su leoni stilòfori, materiali di risulta dell’antico teatro romano, prossimo alla chiesa.
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Ferentino, Chiesa di S. Maria Maggiore, Facciata, porta centrale e protiro (foto Fulvio Bernola)
Qui trovi il testo completo in pdf della scheda:
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