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S. AMBROGIO MARTIRE Patrono di Ferentino

18 Feb, 2024
18 Febbraio, 2024

S. AMBROGIO MARTIRE

Patrono di Ferentino

            Il patrono di Ferentino, S. Ambrogio martire, fu un soldato romano. Ligure di nascita, mentre era a Milano, conobbe il preside Publio Daciano, che lo iscrisse alla milizia e lo proclamò centurione della cavalleria. Daciano, giunto con l’esercito a Ferentino, per ordine di Diocleziano, cominciò una feroce persecuzione contro la comunità cristiana della città; ma grande fu il suo turbamento quando scoprì che Ambrogio, il suo fidato centurione, era anche lui cristiano. Daciano tentò dapprima di convincere Ambrogio ad abiurare; ma, quando si accorse dell’inutilità dei tentativi, sottopose il centurione ad un processo e ad ogni sorta di supplizi. Lo chiuse in carcere privandolo totalmente del cibo per un mese, ma non gli mancò il cibo e il conforto degli angeli; lo fece fustigare; gli fece applicare sul corpo piastre infuocate; lo fece immergere in olio bollente, pece e resina, ma ne uscì illeso; lo fece trascinare nudo e in catene ad amphiteatrum portae Sanguinariae contiguum, dove Daciano voleva costringere Ambrogio ad adorare gli dei romani, ma i simulacri degli idoli pagani rovinarono pubblicamente; gli impose di adorare l’idolo di Mercurio, ma Ambrogio, afferrato l’idolo, lo gettò a terra distruggendolo;  ordinò, poi, che Ambrogio fosse arso vivo su un rogo, e, visto l’esito negativo, cercò di farlo affogare nel fiume Alabro, dopo avergli fatto legare una macina da mulino al collo, ma un angelo liberò Ambrogio del cappio e lo ricondusse in superficie. Nessun supplizio piegò la fede del giovane né lo fece morire. Da ogni supplizio Ambrogio usciva vincitore. Allora Daciano ordinò che il giovane venisse condannato a morte per decapitazione. Quattordici ferentinati, vedendo la fede di Ambrogio e i miracoli che il centurione compiva, si convertirono immediatamente al cristianesimo e furono martirizzati insieme a lui il 16 agosto del 304 d. C. in località Monticchio.

Il corpo del martire Ambrogio fu abbandonato dai carnefici; ma nottetempo i cristiani della comunità ferentinate lo recuperarono e gli diedero degna sepoltura. Il sepolcro di Ambrogio fu segretamente custodito fino al 313 d. C., quando con l’Editto di Milano l’imperatore Costantino concesse la libertà di culto ai cristiani. La memoria del martirio di Ambrogio finalmente poté essere celebrata in piena libertà. Il corpo di Ambrogio fu trasportato, come attesta la tradizione, nella chiesa di S. Agata, dove rimase per alcuni secoli, fino a quando le scorrerie saracene non misero in pericolo la sicurezza del luogo. Per proteggere le reliquie del santo, i ferentinati le trasportarono nella chiesa di S. Maria Maggiore, da dove nel 1108 furono prelevate per essere collocate in un tempio più degno: la nuova cattedrale edificata sull’acropoli dal vescovo Agostino (1106-1113).

            Le venerate spoglie furono riposte in uno splendido sepolcro. Un’elegante balaustra di marmo, commemorativa dell’opera del marmorario Paolo, indicava il carattere sacro del luogo: Martir mirificus iacet hic Ambrosius intus (qui dentro giace Ambrogio, martire degno di ogni ammirazione). L’iscrizione in caratteri onciali fornisce altre preziose indicazioni: la traslazione del corpo avvenne sotto il pontificato di pasquale II (1099-1118), mentre era vescovo di Ferentino Agostino. Precedentemente c’era stata un’altra inventio delle reliquie: sotto Pasquale I (817-824), così come attestava l’autentica conservata nell’urna funeraria, che l’altare gelosamente racchiudeva.

            La comunità di Ferentino ab immemorabili riconobbe in S. Ambrogio il suo potente protettore. Come testimonia la tradizione il Santo nell’829 salvò con un prodigio la città dalle scorribande dei saraceni: mentre l’esercito nemico si stava avvicinando alla città per saccheggiarla, Ambrogio confuse gli assalitori accecandoli e facendo vedere a loro una miriade di difensori in corazze scintillanti. In realtà erano solo migliaia e migliaia di lumache. Ambrogio intervenne a scongiurare la distruzione di Ferentino all’epoca dell’imperatore Enrico VI di Svevia (XII secolo); sostenne i ferentinati a resistere alle mire espansionistiche dei fratelli Giovanni e Vello Caetani, conti di Fondi (sec. XIV); scampò la città dal pericolo dei terremoti che nel XVIII secolo funestarono il territorio.

            La devozione a S. Ambrogio fu testimoniata anche dall’edificazione di una cappella a lui dedicata nella chiesa cittadina di S. Lucia (XI sec.) e di una chiesa eretta in suo onore nel Castrum di Selvamolle, sito nel territorio di Ferentino, attestata intorno al XIII-XIV secolo. La devozione ebbe suggello anche nel corpus statutario comunale (Statuta Civitatis Ferentini, XV sec.): il Podestà, al momento di essere investito della sua carica, giurava di rispettarla fedelmente a lode e reverenza del beato Ambrogio martire (libro I, rubrica VII); una pena di 50 libre era inflitta a chi guastava o deturpava con le mani, con sassi, coltello o altri artifici l’immagine del Santo (libro II, rubrica CXLIII); il Comune celebrava con particolare solennità la ricorrenza del martirio, il 16 agosto (libro III, rubrica XXII; libro V, rubrica LXI; libro II, rubrica CXIX), organizzando una fiera (libro I, rubrica XXXVII) e una corsa di cavalli (la Giostra dell’Anello) da svolgersi in due giorni (libro V, rubrica XLIII). Nel 1397 secolo Bonifacio IX concesse l’indulgenza plenaria a chi facesse visita al sepolcro di Ambrogio nei giorni 15 e 16 agosto. Il 27 aprile 1639, sotto l’episcopato di Ennio Filonardi (1612-1644), avvenne la ricognizione delle reliquie del Martire e in conseguenza dell’inventio il Vescovo indisse una processione di ringraziamento per la domenica successiva: il primo maggio.

Da allora a Ferentino si festeggia il Patrono nella Giornata del Patrocinio, il primo maggio, con una grandiosa processione che si snoda secondo il percorso stabilito nel XVII secolo: dalla Cattedrale si scende alla chiesa di S. Agata, poi si raggiunge la chiesa di S. Maria Maggiore, di S. Valentino e passando per Porta Posterla (o S. Francesco) si raggiunge Porta Montana e si rientra in Cattedrale. Nella processione del primo maggio 1639 furono portate solennemente le reliquie del Martire, ma, per evitare offese alle sacre ossa, il Comune decise di commissionare la costruzione di  una statua votiva. Nei quattro quartieri, in cui si divideva la città (Porta Montana, Porta del Borgo o S. Agata, Porta Sanguinaria, Porta Posterla o S. Francesco), furono raccolte le offerte: in una prima colletta si raccolsero 450 scudi a cui si aggiunsero 100 scudi da parte del vescovo Filonardi e 110 scudi da parte dei consiglieri Giulio Ghetti e Marzio Zampinetti. La statua d’argento commemorativa del martire fu opera dell’argentiere romano Fantino Taglietti e costò complessivamente 972 scudi. Per pagare completamente l’opera il Comune accese un censo (mutuo) da estinguersi in sei mesi.

            Dal 1753 la statua di S. Ambrogio è portata processionalmente a spalla dagli “incollatori” nel baldacchino ligneo opera dell’intagliatore Filippo Cianfarani (1735).

            La processione del primo maggio è preceduta dalla processione serale della “Reliquia”, che si svolge la sera della vigilia (30 aprile), subito dopo la lettura dei Vespri Solenni. Questa processione è la superstite delle tre processioni notturne che si svolgevano nei giorni 27, 28 e 29 aprile, nelle quali spesso si degenerava in atteggiamenti di fanatismo religioso, tanto che vennero definitivamente soppresse nel corso del XX secolo, dopo numerosi interventi delle autorità religiose per moderare ed eliminare le deviazioni superstiziose (B. VALERI, La festa in onore d S. Ambrogio a Ferentino,  1992).