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Ass. Gli Argonauti Ferentino

Via Regina Margherita
Ferentino
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Le mura romane

Ferentino è famosa per il circuito romano delle mura urbiche costruite in opera poligonale. Gli enormi blocchi calcarei della cinta muraria, incastrati tra di loro senza malta cementizia, hanno dato sin dai tempi antichi la suggestione di essere stati messi in opera dai mitici Ciclopi e dai leggendari Pelasgi.ferentino pan

Ferentino, la mappa relativa alle Porte

“Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica (rocca di Alatri), conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli, ma soltanto anni, provai una ammirazione per la forza umana, assai maggiore di quella che mi aveva ispirata la vista del Colosseo”. Con queste parole Gregorovius espresse la sua meraviglia davanti alle mura dell’acropoli di Alatri; mentre a Ferentino, leggendo un’iscrizione romana, si risvegliò in lui l'intenzione di visitare le antiche mura della Città. “Come molte città del Lazio essa era in origine circondata da mura ciclopiche e sul punto più alto della collina sorgeva la rocca ugualmente fortificata. Non fa meraviglia che sussistano ancora notevoli avanzi di quelle opere gigantesche, frutto di una civiltà, della quale non si hanno altri ricordi, ma che dovette essere straordinariamente avanzata” (F. Gregorovius, Passeggiate per l’Italia, La Campagna romana - I Monti Ernici - I Monti Volsci - Idilli delle spiagge romane - Il Circeo - Le sponde del Liri - Il Castello degli Orsini in Bracciano (1858), Ulisse Carboni Libraio Editore, Roma 1906). I viaggi che Gregorovius fece per i paesi d’Italia fu effettuato a piedi tra gli anni 1856 e 1877 e il loro racconto fu raccolto in ben cinque volumi. Le mura di Ferentino, in realtà, risalgono a una fase costruttiva che si sviluppa dal IV al II sec. a. C. per la parte in opera poligonale e per la parte in opera quadrata; all’età medievale con la costruzione di torri per la parte caratterizzata da pietre di forma irregolare cementate con malta; all’età moderna per i rifacimenti e i restauri delle mura in quei tratti interessati da movimenti franosi della collina. Giuseppe Lugli propose il più fortunato e duraturo degli schemi di classificazione delle mura poligonali. Secondo l’insigne Archeologo si possono osservare quattro maniere costruttive: 1. la prima maniera, caratterizzata da blocchi informi o appena sbozzati, accostati senza giunzioni precise e quasi del tutto privi di schegge di calzatura; 2. la seconda maniera, basata sull'utilizzo di blocchi meglio sbozzati, anche se ancora con giunti irregolari, rincalzati con scaglie; 3. la terza maniera, consistente nella giustapposizione di poligoni regolari con lati perfettamente combacianti e superficie levigata; 4. infine la quarta maniera, che prevedeva la disposizione, su piani tendenzialmente orizzontali, di blocchi ben squadrati, di forma approssimativamente trapezoidale. Su questa classificazione si sono costruite molte ipotesi cronologiche, rapidamente revisionate in seguito ad analisi più approfondite. L’utilizzo delle tecniche considerate più antiche non è dovuto a una maggiore antichità della cinta stessa, bensì alle caratteristiche della pietra calcarea disponibile, che poteva adattarsi meglio a una sbozzatura grossolana e risultare inadatta a trattamenti più raffinati del taglio e delle superfici. L’utilizzo contemporaneo di più tecniche nella stessa cinta non andrebbe ricondotto a realizzazioni distinte nel tempo, bensì alla circostanza di affioramenti rocciosi differenti a seconda dei diversi versanti della città. Secondo alcuni studiosi l’unitarietà deriverebbe dalla coerenza progettuale, dall'adeguamento del tracciato alla morfologia del terreno e infine dall'applicazione costante di espedienti destinati a favorire tenuta e drenaggio delle cortine murarie. Indizi archeologici, uniti alle iscrizioni superstiti, in particolare a Ferentino, suggerisce interventi di restauro e integrazione delle mura con apprestamenti difensivi nuovi ancora alla fine del periodo repubblicano (II-I sec. a.C.).

Qui trovi il testo completo in pdf della scheda: pdf11. mura urbiche.pdf2.69 MB

si laedit caupona, Ferentinum ire iubebo: / nam neque divitibus contingunt gaudia solis ... - Orazio, Epist. I, 17, vv. 6-9