
Le Porte
PORTA MAGGIORE
Porta Maggiore, nota anche con il nome di Porta S. Maria o Casamari (comunemente si parla anche di Archi di Casamari), sorge sul lato orientale della cinta muraria di Ferentino. I toponimi sono di origine medievale: il primo è legato alla vicinanza con la chiesa cistercense di S. Maria Maggiore, l'altro dipende invece dalla strada che conduceva nel territorio di Veroli, all'Abbazia di Casamari e alla grancia ferentinate. Per la sua posizione, la porta segue il modello proposto dalle porte Scee o Sinistre di memoria omerica. Risulta costruita ortogonalmente rispetto alla cinta muraria, in modo tale da svantaggiare il nemico, che, per raggiungere la porta, doveva percorrere la strada in salita e volgere il fianco destro, non protetto dallo scudo, alla schiera avversaria. La tipologia costruttiva permette di datarla alla fine del II sec. A. C. E' stata costruita in opera quadrata, con un cortile rettangolare delle dimensioni di m. 6,95 x 6,60. Questo spazio era probabilmente usato come sede del corpo di guardia e, in caso di assalto, come propugnaculum, baluardo di difesa che intrappolava i nemici qualora fossero riusciti a sfondare la porta esterna. Al cortile si può accedere per due porte di m. 4,20. Entrambe le porte sono formate da un arco a tutto sesto con doppia ghiera di conci radiali. La parte superiore alle arcate è andata completamente distrutta. La porta ad est è più spessa dell'altra, con i suoi m 1,70 contro m. 1,10. Ancora oggi è possibile vedere i bianchi basoli della pavimentazione romana, per lo più nascosta dall'asfalto che rende carrabile la strada che attraversa i due fornici. Parte della cinta muraria antica che sorgeva intorno a questi ultimi è andata distrutta, parte è stata restaurata. Proprio il restauro che la Sovrintendenza archeologica per il Lazio ha effettuato tra 1985/86 ha permesso di riparare le arcate. In opera quadrata e prive delle strutture di contenimento, avevano, infatti, fortemente risentito dei movimenti tellurici e delle vibrazioni causate dagli autoveicoli che transitano lungo la strada sotto Porta Maggiore.
PORTA SANGUINARIA
Porta Sanguinaria sorge a sud della cinta muraria che, in quel tratto, è in opera poligonale di III maniera. In epoca romana, prima, e medievale, poi, è stata considerata di grande importanza perché collegava al città alla via Latina, alla Valle del Sacco, alla via Appia, per giungere così alle valli costiere tirreniche. Per quanto concerne il nome, ci sono state diverse interpretazioni, ma non supportate da documenti . Secondo alcuni il nome, di origine medievale, ricorda uno dei sanguinosi eventi bellici descritti dallo storico Tito Livio e di cui la porta è stata spettatrice. Altri sostengono invece che l'aggettivo Sanguinaria è dovuto al fatto che quello era il percorso dei condannati a morte che uscivano dalla porta e venivano poi giustiziati presso Aia del Monticchio. La struttura muraria entro cui la porta si inserisce è formata da grossi blocchi di pietra calcarea e molto compatta sovrapposti e incastrati senza l'uso di malta, che ha un'altezza di m. 4 e uno spessore di m. 2,50. I blocchi sono lavorati per lo più a poligono, ma se nella cortina interna sono poco lisci e curati, in quella esterna sono ben connessi e combaciano perfettamente, e questo sia a fini estetici sia difensivi. I due fori sulla porta dovevano servire ad alleggerire il peso che gravava sull'arco, garantendo maggiore staticità. Questi, come l'arco a tutto sesto con conci radiali, è non più inserita in una cinta muraria in opera poligonale (IV sec. a.C.)ma in opera quadrata, databile al II sec. a.C. Le pietre, di minori dimensioni e più facilmente lavorabili, hanno la forma di parallelepipedi, sovrapposti senza leganti e con giunture poco visibili. E' alta m.3 ed è spessa m.2. Vi è, infine, una terza fascia muraria, di m. 2 x 0,50 e realizzata in età medievale formata da piccoli conci cementati. In questa fascia c'è una finestra con arco a tutto sesto e ci sono alcuni fori rettangolari posti a distanza regolare, forse necessari per appoggiare le incastellature lignee e formare così bertesche (posto di guardia) o caditoie ( posto di offesa). La finestra allora serviva probabilmente per accedere dal ballatoio interno a quello esterno.La porta Sanguinaria era molto vicina alla via Latina e perciò doveva essere ben difesa. Lo dimostra il nome della vicina strada, Via delle Torri di Porta Sanguinaria, che ricorda le torri medievali forse distrutte dopo il trattato di Cave nel XVI secolo.
PORTA MONTANA
Porta Montana si apre nel settore ovest della cinta muraria ferentinate. Il nome risale al medioevo e probabilmente è dovuto al ruolo della porta. Infatti, permetteva alla città di comunicare direttamente con la strada che proveniva dalla zona montuosa della regione e precisamente con Alatri, Guarcino, Trevi, gli Altipiani di Arcinazzo, e tutti i territori che erano coinvolti nel passaggio del bestiame. Infatti nella zona antistante la porta è stato localizzato l'antico Foro del Bestiame. Risultato di un rifacimento del Settecento, attualmente si presenta come una porta sinistra a doppio arco. Intorno c'è una decorazione a bugnato simile ai parallelepipedi della muratura romana, tutt'oggi ben conservata nel lato destro della porta. Ci sono, inoltre, delle bugne che serrano i piedritti della porta, l'arco a tutto sesto che la sormonta e due colonne a fusto liscio. Queste ultime sostengono un architrave e un attico in muratura con ornamenti di gusto classico. Porta Montana, caratterizzata da grande rigore geometrico, costituisce un ingresso elegante e al tempo stesso monumentale alla città.
PORTA PENTAGONALE
Porta Pentagonale si apre nella cinta muraria sud tra Porta Sanguinaria e Porta Stupa. E’ priva di qualsiasi arco e di epistilio e ha sezione ogivale come quella di Civita Vecchia di Arpino e come la Porta di S. Pietro o la Porta Santi di Segni e richiama alla mente le antichissime porte di Argo, Micene e Tirinto.
PORTA S.AGATA O DEL BORGO
Questa porta nel medioevo fu denominata Porta del Borgo e dava inizio all’attuale Via Consolare e tramite via Consolare era in corrispondenza diretta con la Via Latina. Ebbe una ristrutturazione nell'età moderna e fu abbellita da un balconcino barocco decorato da una doppia iscrizione incisa in due contigue lastre di marmo. Questa epigrafe è composta da due parti distinte, dedicate rispettivamente a Giulia Domna e al figlio di lei Caracalla, la cui intitolatura indica la data del 213 d.C.; si trovava già dal tempo del Mommsen murata sulla Porta di S. Agata, ma originariamente era nel pavimento della Cattedrale (C. I. L., X, 5826). L’importanza di essa si deve alla formula SENATVS POPOLVS(QUE) FERENTINAS, che attesta l’esistenza di un Senato a Ferentino.
PORTA S.CROCE
Al di sopra del Testamento di Aulo Quintilio, quasi isolata si apre ancora una porta: Porta Santa Croce, di minore importanza. Rimane oggi nella ristrutturazione medievale un solo arco a pieno centro.



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